Articolo di Vladimir Vasiliev tratto da una sua intervista in palestra.
Traduzione: Paolo Verrone
Allievo: Abbiamo saputo
che stai
lavorando a un nuovo libro, stavolta sui colpi. Uno degli argomenti
riguarderà l’abilità di riceverli. Una cosa molto interessante
per chi si occupa di arti marziali, difesa personale e anche di
psicologia umana. Nell’addestramento del Systema, questa capacità
è ritenuta molto importante, e ad essa si devolve molto tempo.
Perché studiarlo?
Vladimir: Perché
studiarlo, dici, ma
quando gli allievi vengono colpiti, dicono “Perché a me?”.
Ci
sono due ragion per allenarsi a ricevere i colpi. La prima, più
pratica e appariscente, e la seconda, più discreta e
psicologica.
Non importa quanto bravo sia un combattente, a
volte viene colpito. Alcuni colpi che non vedi arrivare, alcuni
“piacevoli” che arrivano alle spalle e altri meno piacevoli, di
solito con un oggetto o un’arma.
Nella mia esperienza a
riguardo, in molte altre arti marziali un combattente evita di venire
colpito cercando di colpire per primo, imparando a disimpegnarsi,
liberarsi e parare. Ma più raramente si lavora su come gestire i
colpi che comunque alla fine ci sono arrivati addosso.
C’è
anche un approccio nel ricevere i colpi che consiste nel sopportare
il dolore, indurendo e tendendo volontariamente varie parti del
corpo. Tralasciando l’effetto distruttivo a lungo termine di tale
pratica, essa funzionerebbe solo per un colpo visibile, già
inquadrato, un attimo prima dell’impatto. Ma cosa succede se non lo
hai visto arrivare o se ti stavi muovendo? In quel caso avresti
bisogno di alternare la tensione dei muscoli.
Ho notato come
un pugno inatteso possa mandare in uno stato di disorientamento,
shock, panico, risentimento e molte altre condizioni controproducenti
anche un combattente esperto. Inoltre, non ho mai visto qualcuno in
grado di evitare tutti i colpi in un attacco di massa o in uno
scontro tra la folla. Lo si può verificare agevolmente anche con 10
o più persone.
Questo è un tipico esempio, visto a lezione
molte e molte volte. Arriva un nuovo allievo, grande e forte, con
esperienza di arti marziali. Iniziamo un esercizio sull’attacco di
massa in cui tutti si stringono al centro della palestra e iniziano a
colpire in tutte le direzioni, ognuno per sé. Subito il nuovo
arrivato viene colpito alla testa, e subito si gira da quella parte
per vedere chi è stato e ricambiare. In quel momento viene colpito
dall’altra parte, e iniziando ad arrabbiarsi si gira, pronto a far
scattare il suo pugno. E ovviamente viene colpito da quell’altra
parte. Stava volteggiando come un buon sacco da pugilato. Finalmente,
capì che la tattica “pugno per pugno” non funzionava in quel
tipo di scontro. Così, sospirò e iniziò a colpire quelli vicino a
lui, e non quelli che lo avevano colpito.
Sfortunatamente,
molti di noi hanno una risposta abbastanza automatica: quando un
colpo ci tocca, vogliamo immediatamente reagire e restituirlo. E’
una cosa causata dall’orgoglio. Il condizionamento ai colpi del
Systema va a lavorare direttamente sull’orgoglio.
Allievo:
Quando ti accorsi della necessità di acquisire questa
capacità?
Vladimir: Quando ero
giovane, e facevo a botte
molte volte, per via del mio tipo di corporatura, mi riusciva facile
schivare ogni colpo, mi sapevo muovere, rotolare e piroettare fuori
da qualsiasi situazione. Ma anche se sembrava funzionare, sapevo che
non sarei stato sempre in grado di eludere tutti i colpi. E più di
tutto, questo lo imparai con degli infortuni. Per primo uno strappo
muscolare al collo, poi delle costole rotte e poi i legamenti stirati
al ginocchio.
Questi infortuni mi dimostrarono i limiti della
mia agilità. Mi portarono a pensare seriamente che una buona
agilità, reattività e forza non garantiscono il successo. Mi resi
conto dell’incompletezza di tutti gli insegnamenti delle arti
marziali che avevo conosciuto, o piuttosto di tutte quante…
A
proposito, questi incidenti mi capitarono mentre mi addestravo con il
per me leggendario Mihail Rjabko. Essendo un allievo iperattivo, non
perdevo occasione per fare sparring anche fuori della palestra,
provare altri modi di combattere o di dimostrare qualcosa a me
stesso. Ora, dopo 15 anni di insegnamento nella mia palestra, vedo la
stessa cosa nei miei allievi. Uno di loro arriva a lezione
infortunato: Che è successo? La risposta è sempre del tipo: stavo
lottando con un amico, ho giocato a calcio o a pallavolo.
Allievo:
Ed allora, questo cosa centra con il prendere pugni?
Vladimir:
Un pugno è un potenziale infortunio. E c’è solo un modo sicuro
di
minimizzare o prevenire il potenziale distruttivo di un colpo e dello
stress a cui il corpo è sottoposto. Questo modo è offerto nella sua
completezza solo dal Systema. Ovviamente, si tratta di
respirare.
Con una corretta respirazione è facile evitare il
permanere di un infortunio. Se poi si tratta di una cosa davvero
seria, nel caso di un trauma, ad esempio, il danno effettivo sarà
sempre minore di quello subito senza respirare.
La
respirazione è la più interessante, utile e ampia risorsa fisica
che abbiamo. Se vogliamo migliorare noi stessi, dobbiamo incorporare
questo elemento chiave sia nell’allenamento che nella vita normale.
Se guardiamo a una persona nella sua totalità, come un essere umano,
vediamo che lui o lei sono un tutto completo, con ogni elemento
interconnesso in un sistema, da cui il nome Systema.
Allievo:
Ma può davvero la respirazione aiutare molto a prendere un
pugno?
Vladimir: Osserviamo la
cosa un passo alla volta. Che
cos’è un colpo che abbiamo ricevuto? E’ un’improvvisa forza o
impatto o un aumento di pressione interna, in altre parole, un veloce
scambio di tensione da una persona a un’altra. Ricordiamo che
questa tensione non è solo di natura fisica, ma anche di natura
psicologica, dataci dalla nostra percezione di pericolo e dolore.
Ho
visto sessioni di pugno in cui uno o molti colpi venivano annunciati
o mostrati vistosamente, ma si fermava un attimo prima del contatto.
Anche se non veniva toccato, chi doveva subire il colpo a un certo
punto iniziava a spaventarsi al punto di abbandonare il
gioco.
Questo dovrebbe spiegare il circolo vizioso della paura
che causa tensione, la tensione che produce paura, che porta a più
tensione ecc. Ed è qui che la respirazione ci viene in aiuto, come
il miglior metodo per spezzare questo processo nel più semplice dei
modi.
Gli effetti di un corretto e di uno scorretto modo di
respirare sono ben descritti nel libro Let Every Breath… Se non lo
avete ancora letto, vi consiglio di cercarlo.
Diciamo che
siamo stati colpiti con un pugno allo stomaco. Se respirate
correttamente, l’impatto fisico dei colpi è dissipato, la tensione
non si accumula nell’area, non c’è eccessivo flusso di sangue e
quindi, anche minimi o inesistenti graffi. Inoltre, quello che è
estremamente importante è che la respirazione non permette ai
sentimenti di paura e di autocommiserazione di entrare nel corpo;
letteralmente, li si soffia fuori.
La tensione si forma
sempre nei muscoli, per via dell’anticipazione del dolore, e per
via del dolore effettivo dell’impatto del colpo. Respirare aiuta ad
eliminare la tensione e quindi rimuove sia il dolore che tutti i
sentimenti negativi.
Allievo: Ma di solito le
persone non
vogliono essere colpite, perciò, se ci stiamo addestrando a ricevere
i colpi, dobbiamo eliminare questa debolezza e costringere noi stessi
ad essere colpiti.
Vladimir: Non è una
questione di
costringersi, dipende dall’istruttore e dai compagni di
allenamento. Nei miei anni di insegnamento, sono sempre rimasto
stupito da quello che accade ai nostri stage, quando lavoriamo sui
colpi.
Come saprai, avendo visto i DVD, Mihail Rjabko è in grado
di colpire con la Potenza di una palla di cannone. Rimane calmo,
rilassato e sorridente, e con i suoi “invisibili” pugni fa
piegare in due e inginocchiare le persone, facendole perdere la
capacità di “guardare”, ridere o gridare. E la cosa incredibile
è che c’è sempre una lunga fila di persone che vuole sperimentare
i suoi pugni. Fra un centinaio di partecipanti, circa cinquanta si
mettono in fila. Sono persone di ogni forma fisica, anche meno
robusti, di tutte le età, istruttori, nuovi allievi, sia uomini che
donne.
Ogni persona riceve da uno a parecchi pugni. Ognuno ha
una propria reazione, alcuni soffrono davvero, e Mihail gli spiega
subito come riprendersi, mentre altri sperimentano una vasto spettro
di emozioni, ma tutti ne escono fuori illuminati. E puoi scommettere
che al prossimo seminario, si rimetteranno in fila. La loro opinione
comune è che con ogni colpo dato correttamente e ricevuto respirando
adeguatamente la paura abbandoni il corpo, sostituita da una
sensazione di pace e forza.
Allievo: Mi rendo
adesso conto di
come questo sia un interessante e importante processo, e ci lavorerò
su nella prossima lezione. Ci piacerebbe che ora ci dessi qualche
spiegazione su come il Systema applica la respirazione per assorbire
i colpi.
Vladimir: Ne sarò lieto.
Ci sono degli esercizi
sulla preparazione ai colpi, e le cose che devi fare quando li
ricevi. Molta gente ha una paura ancestrale del contatto. Ovviamente,
ogni persona ne avrà un grado diverso. Ho visto alcuni miei allievi
che appena venuti in la prima volta essere così spaventati di farsi
male che erano impauriti anche nel tranquillo ambiente della
palestra. Imparare a ricevere i colpi dovrebbe essere soggetto a una
progressione.
Un giorno, in palestra da Mihail Rjabko a Mosca,
un allievo portò un suo amico che non era esattamente un
combattente. O meglio, non aveva alcuna esperienza di arti marziali,
era un appassionato di scienza e musica classica. Voleva imparare a
ricevere i colpi, ma non era per niente preparato ad avere alcun
contatto con un pugno. Anche se vi era interessato, non riusciva a
capire il principio di respirare e ricevere i colpi. Anche solo
parlarne lo faceva innervosire.
Per farglielo capire, Mihail
usò questo esercizio fondamentale. Per ridurre gradualmente la
paura, non colpire subito, ma iniziare con delle spinte. Se le si
riceve, stare in posizione dritta e comoda, con la bocca socchiusa,
in modo da permettere all’aria di uscire liberamente. Il compagno
di allenamento appoggia il pugno sulla parte superiore dello stomaco,
e inizia a spingere come una pompa, senza rompere il contatto con il
corpo.
Permettere all’aria di essere espirata liberamente
ogni volta che si riceve la spinta. Una volta percepito questo
principio, tanto per fare la prova contraria, ripetere chiudendo la
bocca. Ci si renderà immediatamente conto di come sia meno efficace.
La pressione extra non può uscire, e si avverte subito un certo
disagio che cresce.
Un altro facile test può essere chiudere la
bocca e basta, senza fare niente. Anche così si avvertirà una
tensione crescere lentamente all’interno del corpo. Immaginare
quindi di partire già tesi, con le spinte che causano altra
tensione, i colpi anche di più e l’impatto con un oggetto o un
arma ancora di più. Questa è la cosa che si vuole evitare, dato
che, come sappiamo, la tensione che non si libera porta alla
distruzione.
Allievo: Ci spieghi
meglio?
Vladimir: Se
l’impatto di un colpo entra in uno spazio chiuso dalla tensione,
esso ha un potere cumulativo; esplode all’interno. Un colpo che
supera lo strato superficiale dei muscoli porta questa forza e
distrugge gli organi interni e la loro struttura. E’ per questo che
bisogna assicurarsi che il colpo non entri dentro.
Allievo:
Durante questi esercizi è bene espirare in silenzio o con un suono?
Vladimir: Vedi, per via dello stress quotidiano, la gente
arriva a lezione davvero tesa. Il loro ciclo respiratorio è stato
costantemente distorto e interrotto per tutto il giorno. E non se ne
rendono nemmeno conto. Alla fine, quello che può fare un istruttore
è insegnargli a respirare. Se respirare è “ascoltabile”, oppure
ovvio per la stessa persona, gli sarà più facile ricordare che lo
sta facendo, e gli ci vorrà meno sforzo per concentrarsi sulla
respirazione invece che sul lavoro muscolare. Perciò sarà più
facile ridurre la tensione. Per una migliore descrizione della
respirazione “ascoltabile”, consiglio di leggere Let Every
Breath… a pagina 50.
Allievo: Quando sono a
mio agio con
spinte e espirazioni, posso iniziare a ricevere i pugni?
Vladimir:
Per aumentare le proprie abilità, c’è bisogno di costruire delle
solide basi. Continuare perciò a lavorare sulla fase di espirazione
del ciclo respiratorio. Prendere solo pugni leggeri. Ma adesso
riceverli anche in altre parti del corpo come spalle, braccia,
schiena. Il compagno di allenamento vi girerà attorno colpendovi.
Questo esercizio serve a controllare la tensione in diverse parti del
corpo. L’obbiettivo è di imparare ad espirare istintivamente in
caso di ogni contatto.
Quando si ha acquisito questa risposta
automatica contatto-espirazione, allora si può iniziare a colpire
sul serio. Ci si può preparare facendo qualche rapida respirazione,
per prevenire lo sviluppo della paura. Come abbiamo detto all’inizio,
questo modo di respirare ne interrompe il processo di accumulo.
Veloci inspirazioni ed espirazioni aiutano a mantenere il controllo e
in più forniscono ossigeno ai muscoli, per far si che siano pronti a
reagire bene ai colpi.
Quando si inizia questa pratica,
bisogna assicurarsi di stare in una posizione dritta e naturale, come
descritto in Let Every Breath… alle pagine 51 e 54, a una
confortevole distanza l’uno dall’altro. Nell’attimo in cui il
proprio pugno tocca lo stomaco del proprio compagno d’allenamento,
lui espira velocemente e brevemente dalla bocca. Poi immediatamente
inspira dal naso nella stessa maniera, pronto a ripetere il tutto.
I pugni adesso possono diventare più forti, ma più forti
per quella persona che li riceve e il suo livello di abilità.
L’obbiettivo principale è insegnare al proprio compagno a
respirare, perciò quando si colpisce bisogna osservarlo, e fare
attenzione che il proprio colpo non gli provochi tensione. Nel
Systema, chiamiamo Burst Breathing questo tipo di veloce e breve
serie di inspirazioni ed espirazioni. E’ molto usato in esercizi di
resistenza e in combattimento. Ulteriori dettagli in Let Every
Breath… pagine 69-70 e capitoli dal 5 al 7.
Quando ci si
allena, più si avverte dolore e disagio da un colpo, più
velocemente e intensamente verrà praticato questo tipo di
respirazione. In questo modo si riesce anche a fermare lo sviluppo
dei propri sentimenti distruttivi di autocommiserazione, rabbia e
risentimento. In russo, il burst breathing è anche detto “Il
respiro che salva”. Ci sono moltissimi esempi in cui questo tipo di
respirazione ha aiutato a prevalere in uno scontro o a salvare la
vita.
Ho saputo di un drammatico episodio capitato a un
giovane allievo di Mihail a Mosca. Questo ragazzo ebbe un terribile
incidente. L’autobus dove si trovava uscì di strada e rotolò
lungo una scarpata rocciosa, rimbalzando e schiantandosi lungo tutta
la discesa, e ogni volta lui continuava a respirare così, muovendosi
in continuazione per attutire i colpi. Purtroppo, tutti gli altri
passeggeri morirono nell’impatto. Era l’unico fra loro che avesse
praticato Systema. Disse che se era ancora vivo lo doveva sia alla
Divina Provvidenza che a questo tipo di respirazione.
Allievo:
Perché devono essere respiri brevi e veloci? Non sarebbe meglio il
contrario, per diminuire la tensione?
Vladimir: Se fai una
lunga e profonda espirazione quando vieni colpito, dovrai anche fare
una grande inspirazione, ed è allora che ti tiri dentro il dolore e
le altre emozioni sgradite. Laddove se respiri solo con la parte
superiore dei polmoni, i muscoli dello stomaco rimangono sempre
leggermente tesi e solidi anche dopo un colpo, che così rimane sulla
superficie. Questo tipo di respirazione permette di ricevere una
serie di pugni e di rimanere mobili durante uno scontro.
Allievo:
Quante volte dovrei colpire il mio compagno di allenamento
quando
stiamo praticando?
Vladimir: Lui non è un
sacco, quindi la
quantità non è importante. Quello che è importante è non colpire
fino a che non è pronto. Assicurarsi che abbia recuperato dal colpo
precedente, che la sua faccia, postura e respirazione dicano
chiaramente che è pronto per un altro colpo. Solo allora si
continua, alternandosi.
Allievo: Ho notato che
quando vengo
colpito, a volte chiudo i miei occhi per un istante. Perché
mai?
Vladimir: Molte persone lo
fanno, specialmente durante
gli sparring o gli scontri veri. La propria paura di essere colpiti è
maggiore della volontà di proteggere il proprio corpo. Non si riesce
a gestire la tensione del colpo che arriva, e pertanto si evita
inconsciamente di affrontare il problema.
Si può mettere apposta
quest’elemento nella pratica. E’ importante vedere il colpo che
arriva, in modo da sapere esattamente quando espirare. Con
l’esperienza, ci si riuscirà anche ad occhi chiusi. Ricordare
inoltre che la percezione del dolore cambia se si hanno gli occhi
chiusi o aperti.
Allievo: Alcuni colpi
mi disorientano per un
momento. Cosa posso fare per evitarlo?
Vladimir: La ragione
consiste nel fatto che ci si inizia a concentrare sul dolore e altre
sensazioni del corpo, a scapito della propria consapevolezza
ambientale. Durante la pratica, è utile guardare il proprio
compagno, rimanere in contatto visivo con lui o anche qualcun’altro
nella palestra. Il burst breathing aiuta a riprendersi molto più
velocemente.
Allievo: E’ bene che un
praticante esperto
pratichi questo con uno inesperto?
Vladimir: Chiedo spesso ad
allievi più esperti di lavorare con dei nuovi. E’ una grande
opportunità di testarsi, perché la persona nuova ha delle
caratteristiche nuove, una possibilità quindi di allenarsi su tipi
di colpi diversi.
Allievo: Che cosa
possiamo fare per
accelerare il processo di apprendimento?
Vladimir: Prendete
l’abitudine di respirare correttamente per tutto il tempo della
lezione, in ogni esercizio. Non importa dove e come vi allenate,
osservate la vostra tensione appena si manifesta per ogni contatto o
sforzo ed espiratela. Fare la stessa cosa nella vita di tutti i
giorni, non permettere allo stress, alla tensione e ai sentimenti
negativi di insediarsi in noi.
Allievo: Ci sono alcune
avvertenze da seguire mentre ci si allena a ricevere i
colpi?
Vladimir: E’ importante
procedure gradatamente,
preparando il proprio corpo e la propria mente. Nel Systema si
ritiene che chi colpisce possa trasferire il proprio stato interiore
a chi riceve. Come aumenta l’abilità di colpire, diventa più
facile imparare a trasferire le proprie condizioni emotive al proprio
compagno di allenamento. E’ un’avvertenza specialmente per chi
insegna. Un istruttore forse non se ne accorge neanche, ma magari in
quel momento sta desiderando di far vedere che è bravo….
A
volte dimentichiamo che non possiamo essere i più forti. Il
desiderio di essere i più forti ci rende più deboli. Un insegnante
ideale sarebbe una persona calma ed equilibrata senza ego. I suoi
colpi sarebbero sicuri da ricevere.
Link
all’articolo originale:
http://www.russianmartialart.com/main.php?page=article_info&articles_id=29&osCs
id=32252e876a4b51effeb449baddca39b4